Speaking ideas
Spunti da cui partire e obiettivi da raggiungere

Qual è il primo obiettivo per cui si impara (e si insegna) una lingua? E quale delle four language skills (listening, speaking, reading and writing) le insegnanti e gli insegnanti dicono essere la più difficile da insegnare e praticare? Probabilmente la risposta che avete dato alle due domande è la stessa: speaking!
Il primo mezzo che abbiamo per comunicare è la lingua orale, parlata e ascoltata, assieme ovviamente al linguaggio del corpo che diventa un alleato fondamentale per chi insegna, per riuscire a far arrivare il messaggio con efficacia. Se l’obiettivo nell’imparare una lingua è comunicare, tuttavia, pensando all’apprendimento in classe, le fragilità che si incontrano nel fare speaking sono molteplici:
- La mancanza di elementi linguistici (non solo lessico) per parlare
- La timidezza di alcuni studenti e alcune studentesse
- Classi molto numerose
- Poco tempo per arrivare a tutti
- Poche idee soprattutto per supportare apprendenti con livello molto basso
Tra le righe di questo articolo potresti trovare alcune possibili risposte, ma soprattutto una prospettiva diversa da cui guardare lo speaking, che, probabilmente, ti spingerà a cambiare le tue domande!
La regola principale quando si pianifica una lezione di speaking è ricordare che è necessaria una ragione specifica per l’apprendente per parlare. Spesso ripetere quello che dice l’insegnante o partecipare a piccole conversazioni e scenette non è sufficiente, perché l’atto comunicativo non è spendibile, è poco realistico e diventa una forzatura, soprattutto per bambini e bambine più riservati. Nella lezione di inglese ci sono due modi principali per dare uno scopo solido al momento di speaking: la routine e la sfida.
Le routine linguistiche permettono al gruppo classe di partecipare a scambi comunicativi quotidiani, con una lingua ripetitiva e significativa. Pensiamo per esempio ad un momento di saluto in inglese in cui dire come ci si sente, oppure chiedere un’informazione (sempre la stessa) ad un compagno, per esempio what are you wearing today? In questo caso non solo l’interesse aumenta perché c’è un compito da svolgere (possiamo accompagnare la routine a un poster interattivo attacca-stacca), ma si instaura anche una sicurezza data dal sapere già cosa aspettarsi, che supporterà alunni e alunne più timidi, ma anche chi presenta bisogni educativi speciali. Si può pensare ad una routine di inizio e di fine lezione e modificarla leggermente nel tempo per rendere lo spunto sempre interessante e dare qualche piccolo incarico giornaliero, come il giornalista che parlerà al “microfono” (un qualsiasi oggetto abbiate in aula!) oppure il meteorologo, oppure ancora il contatore che conterà i presenti. Questo darà uno stimolo ancora maggiore a voler esprimersi in inglese.
Il secondo aspetto fondamentale da considerare è la sfida. Un’attività di speaking stimolante deve spingere il bambino o la bambina ad esprimersi in lingua perché in quel momento ne vede chiaro il bisogno e, visto che uno dei bisogni quotidiani dei bambini e delle bambine è il gioco, rendere lo speaking un gioco può veramente essere la chiave! Se per vincere il gioco, o anche solo per parteciparvi e divertirmi devo parlare in inglese, parteciperò con entusiasmo! È importantissimo predisporre giochi che siano di breve durata per dare la possibilità a tutti di partecipare e tenere alto il livello di attenzione, ma anche pensare ad attività giocose che permettano di usare la lingua approfondita insieme, e si può fare anche a livelli base! Serve veramente poco per rendere la lingua un materiale ludico. Pensiamo banalmente alla classica frase what is it? Alla quale si può rispondere It’s a book, per esempio. Tuttavia se l’insegnante mostra una flashcard o un libro e chiede cosa sia, quale può essere per il bambino o per la bambina la ragione per cui risponderci in inglese? Probabilmente nessuna. Pensiamo invece di nascondere in una scatola misteriosa un oggetto e chiedere what is it? Mistero, curiosità e sfida accenderanno il desiderio di rispondere! Tutti i giochi in cui è previsto l’indovinare sono un ottimo stimolante esempio di speaking. Alcuni esempi concreti potrebbero essere il classico I spy with my little eye oppure l’indovina chi.
L’ultimo spunto di riflessione che lascio qui oggi è legato a cosa significhi davvero parlare. Non si tratta, soprattutto in classe, solo di un atto comunicativo a senso unico. Si può parlare anche ripetendo, si può parlare anche in coro, e si può parlare… sopra le note di una canzone! Un suggerimento da mettere in pratica domani: prendete la lingua target che state affrontando in quel periodo (per es. il present continuous con what are you doing?) e inseritelo in un piccolo chant o in un motivetto musicale che potete inventare anche voi sul momento. Aggiungete magari una base ritmata presa da YouTube… il gioco è fatto!
Iniziate voi a porre la domanda e rispondere:
What are you doing? What are you doing?
I’m drinking tea – drinking tea!
And what about you?
What are you doing? What are you doing?
Passate la parola ad un bambino o ad una bambina e avviate un gioco musicale a catena, magari supportato da mimo o immagini.
Trovate tante attività simili nei testi di Celtic Publishing, sempre attenti allo sviluppo di abilità comunicative, accompagnati da fotografie che ritraggono i bambini nel momento dello speaking, in ogni unità di Super Friends o Hello World.
Adesso sapete come metterle in musica, farle diventare giochi stimolanti, o renderle una routine.
Have fun!
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Denise Furlan
View all postsInsegnante di lingua inglese alla Scuola Primaria e formatrice specialista in TEFL





